La riforma del terzo settore e le comunità del Software Libero

 

Le comunità di promozione del software libero, sin dai tempi della famosa mail di Linus Torvalds contenente l’annuncio di  avvio dello sviluppo del sistema operativo Linux, storicamente nascono e si sviluppano grazie a moderni strumenti di comunicazione informatica.

 

Negli ultimi trenta anni le tecnologie di comunicazione informatica si sono evolute così tanto da permettere la gestione di progetti di software libero a costi molto bassi, con strumenti che permettono alla comunità di lavorare:

 

Di fronte ad una così vasta offerta di strumenti a basso costo che permettono la gestione delle comunità del software libero direttamente dallo smartphone, è necessario esprimere le motivazioni per cui le persone che fanno parte della comunità dovrebbero ancora fare lo sforzo di iscriversi e mantenere organizzazioni “formali” come le associazioni.

 

Le ragioni potrebbero essere tre:

 

1) Struttura democratica: Un progetto della comunità che voglia avere una struttura democratica deve in primo luogo poter identificare chi ha il diritto di prendere le decisioni esprimendo un voto ed in secondo luogo le regole con cui le decisioni vengono prese tramite votazione.

Nella “volatilità” delle comunità online è difficile identificare quali persone abbiano apportato un contributo sufficiente al progetto per avere il diritto di voto.

Le associazioni che chiedono un contributo anche simbolico in denaro (es. €10 l’anno) permettono facilmente di creare una anagrafe dei votanti.

In merito alle regole di voto, nelle associazioni sono ereditate dalle leggi italiane come il recente codice del terzo settore,  che promuove e garantisce la democraticità delle associazioni.

 

2) Gestione di fondi: I progetti portati avanti da più persone a volte si troveranno di fronte il problema di dover raccogliere dei fondi da utilizzare per il progetto.

A volte può essere necessario acquistare dell’hardware oppure affittare una sala per un evento, o più semplicemente organizzare una serata in pizzeria tra chi gestisce il progetto.

Una associazione con una struttura democratica può essere lo strumento per aprire un conto online e permettere a tutti i gli associati di monitorare  i fondi in entrata ed in uscita dal conto.

Una associazione può  anche essere lo strumento legale per chiedere delle donazioni private tramite piattaforme di crowdsourcing o partecipare a bandi pubblici per l’erogazione di  fondi che possono essere utili al progetto.

 

3) Dialogo con le istituzioni: Molti membri della comunità del software libero partecipano alle discussioni online sulle politiche digitali dei governi, spingendo per l’utilizzo di software libero nella pubblica amministrazione e per l’accessibilità dei servizi digitali ai cittadini.

Spesso per i politici è difficile dare retta ai singoli cittadini, sia perché dall’altra parte del tavolo delle trattative le opinioni arrivano da multinazionali che impiegano migliaia di persone, sia perché le opinioni dei singoli cittadini spesso non sono neanche coerenti tra loro vista l’estrema frammentazione di opinioni nella comunità del software libero.

Riunire le opinioni simili sotto lo stesso nome in modo da garantire un minimo di “peso” quando si arriva al tavolo delle trattative sarebbe opportuno.

Le associazioni permettono anche altri tipi di riconoscimenti da parte delle istituzioni, per esempio partecipare a bandi su progetti e fondi pubblici, oppure chiedere la disponibilità gratuita di un’aula all’università o al comune per un evento.

 

Fatte queste premesse sulle possibili relazioni tra comunità del software libero e associazioni, è possibile citare le principali novità della riforma del terzo settore e del piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione che possono avere un effetto sulla gestione delle associazioni della comunità.

 

Iniziamo parlando del Codice del Terzo settore che potete scaricare in versione integrale cliccando qui.

 

Il codice definisce innanzitutto quali sono gli enti del terzo settore, ovvero:

“le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore”.

 

Il codice precisa che non sono enti del terzo settore:

“i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro.”

Questo significa che eventuali comunità che oggi sono strutturate nelle forme escluse dal codice del terzo settore dovranno cambiare statuto per rientrare nei diritti e nei doveri stabiliti con la riforma.

La cosa non desta particolare preoccupazione perchè è previsto che il Ministero del Lavoro fornisca degli statuti “standard tipizzati” da adottare per ottenere una approvazione rapida della propria richiesta di iscrizione al Registro Nazionale del Terzo Settore.

 

Il codice specifica poi quali attività possono svolgere gli Enti del Terzo Settore, tra le attività elencate quelle che potrebbero avere una connessione con la comunità del Software Libero sono le seguenti:

 

  • Educazione, istruzione e formazione professionale, un punto che si coniuga bene con l’organizzazione di corsi sul software libero.
  • Ricerca scientifica di particolare interesse sociale, qui potrebbe rientare lo sviluppo di software libero, bisognerà capire se verrà data una definizione più precisa di ricerca scientifica.
  • Organizzazione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, qui molto facilmente è possibile far rientrare le conferenze sul software libero (attività culturali), ed anche cene ed eventi di networking (attività ricreative).
  • Servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro, questo punto non si adatta a tutte le comunità. Alcune comunità potrebbero però sommare la realizzazione di corsi professionali sul software libero ad attività di inserimento nel mercato del lavoro.
  • Promozione e tutela dei diritti dei consumatori, in questo punto può rientrare la promozione delle quattro libertà del software quale diritto dei consumatori.
  • Attività diverse: è possibile che le associazioni svolgano altre attività purchè siano secondarie rispetto a quelle elencate nei punti precedenti.

 

E’ prevista poi l’istituzione di un Registro Nazionale del Terzo Settore  mantenuto con modalità informatiche, dove gli Enti del Terzo Settore dovranno depositare il proprio statuto, i dati delle persone che amministrano l’associazione ed altri documenti relativi alla vita dell’associazione, come rendiconti e bilanci.

 

A proposito di bilanci, per le associazioni che hanno ricavi inferiori a € 220.000 l’anno è prevista la possibilità di adottare un semplice rendiconto finanziario per cassa, tradotto per i meno esperti, si tratta semplicemente di sommare annualmente gli importi delle ricevute attive e di quelle passive.

 

Sempre a proposito di gestione economica, si conferma che gli Enti del Terzo Settore non hanno scopo di lucro, il patrimonio degli enti non può quindi essere distribuito agli associati ma deve essere utilizzato per raggiungere gli obiettivi sociali.

 

Diverso dalla distribuzione del patrimonio è il pagamento di compensi economici a persone che lavorano per l’associazione.

Viene introdotto il principio che “i lavoratori degli enti del Terzo settore hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi”.

Viene inoltre introdotta l’assicurazione obbligatoria per eventuali volontari che lavorano per l’associazione.

 

Tornando alle regole democratiche stabilite dal Codice del Terzo Settore, una novità che sicuramente farà piacere alla comunità è l’introduzione esplicita del principio che alle assemblee è possibile intervenire “mediante mezzi di telecomunicazione ovvero esprimere il voto in via elettronica, purchè sia possibile verificare l’identità dell’associato che partecipa e vota”.

Viene quindi resa possibile esplicitamente la gestione delle assemblee da remoto via internet, a patto che i partecipanti si dotino di mezzi adeguati a garantire il valore legale della riunione, quali account SPID e Firme Elettroniche.

 

In merito alla collaborazione tra Enti del Terzo settore e Pubbliche Amministrazioni, esistono vari punti di interesse nel codice del terzo settore:

– L’inserimento del principio di co-programmazione finalizzata all’individuazione, da parte della pubblica amministrazione, dei bisogni da soddisfare, degli interventi, delle modalita’ di realizzazione e delle risorse disponibili.

– L’inserimento del principio di co-progettazione finalizzata alla definizione ed  alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti.

– L’accesso ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo ed ad altri Finanziamenti Europei.

– L’utilizzo non oneroso di beni immobili della pubblica amministrazione  per manifestazioni e iniziative temporanee.

– La costituzione di un Fondo per il Finanziamento di Progetti del Terzo Settore.

– La creazione di una Fondazione Italia Sociale con il compito di raccogliere donazioni pubbliche e private da destinare agli Enti del Terzo Settore.

 

Esistono poi almeno altre tre novità che non derivano dalla Riforma del Terzo Settore ma dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, e che potrebbero semplificare la gestione delle associazioni della comunità, si tratta di:

  • Un sistema di avvisi e di notifiche di cortesia, che permetta agli Enti del Terzo Settore di evitare di ricevere lettere cartacee dalla pubblica amministrazione, ma permetta di indicare e-mail e PEC dove ricevere corrispondenza.
    Si tratta di uno strumento che può sembrare banale ma permette ad associazioni i cui soci sono distribuiti a livello nazionale di poter lavorare da remoto senza preoccuparsi di gestire fisicamente una sede perché le comunicazioni con la pubblica amministrazione avvengono online.
  • Un sistema di fattura elettronica che semplifichi al minimo la contabilità delle associazioni, permettendo di evitare perfino la redazione del bilancio per cassa, limitandosi ad emettere le ricevute per il denaro raccolto tramite una app online connessa al sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate.
  • PagoPA, uno strumento che permette di pagare la pubblica amministrazione con mezzi “mobile first” come Paypal o Satispay.
    Anche questa funzionalità sembra una cosa banale ma permette alle associazioni di evitare di aprire un conto “tradizionale” con i relativi costi di commissione e di gestione e permettere invece ai soci di gestire il denaro più comodamente da Smartphone.

 

In conclusione, è bene precisare che le novità contenute in questo post non sono ancora realtà ma una semplice possibile interpretazione di cosa potrebbe succedere in futuro.

E’ inoltre opportuno chiarire che quelli presentati in questo articolo non sono consigli che hanno una validità giuridica o legale, per una interpretazione priva di errori delle leggi è meglio rivolgersi direttamente alle istituzioni.

E’ bene comunque che la comunità italiana al prossimo Merge che si terrà a Marzo 2018 a Torino si interroghi su quale potrebbe essere l’assetto complessivo in modo da minimizzare i costi di gestione ed avere uno strumento per realizzare attività sul territorio italiano.