IBM acquista RED HAT, quali prospettive per l’Open Source?

 

 

Con una comunicazione a sorpresa dello scorso 28 Ottobre 2018 IBM ha annunciato l’intenzione di acquistare l’azienda leader sulla consulenza e assistenza Linux di livello professionale, Red Hat.

 

IBM è una delle aziende informatiche più grandi e antiche al mondo, fondata nel 1911 negli Stati Uniti d’America, nella sua centenaria impresa è riuscita sempre a reinventarsi ed a trasformarsi in seguito ad ogni crisi del settore informatico e della IBM stessa.

Per fare un paragone, colossi come Digital Equipment produttrice di Minicomputer di successo alternativi ai Mainframe IBM, o Xerox che negli anni ’70 aveva un centro di ricerca che ha inventato le interfacce grafiche, il mouse, la porta Ethernet, non hanno avuto la stessa fortuna di IBM nel reinventarsi dopo le crisi.

 

La stessa Google, una delle aziende informatiche dominanti dell’epoca attuale, è nata solo nel 1998 e ad oggi non ha ancora vissuto la sua prima vera crisi, non è stata quindi messa alla prova nell’essere sull’orlo del fallimento e reinventarsi.

 

Oggi IBM è un’azienda che offre servizi in Cloud Computing su tutti i livelli:  dallo IaaS ovvero il noleggio di server Linux ad una tariffa oraria, al PaaS ovvero il noleggio di piattaforme come l’assistente virtuale Watson per la creazione di chat bot, “risponditori” automatici che possono fornire il servizio di assistenza clienti tramite le chat più comuni come Facebook Messenger o Telegram.

 

IBM nel 2017 registrava 366.000 dipendenti in 177 paesi del mondo ed un reddito operativo aziendale (EBIT) di 11,4 miliardi di dollari.

 

Red Hat è la più grande ed importante azienda di consulenza Linux esistente, deve il suo successo in gran parte ad una sapiente gestione del marchio delle distribuzioni che sponsorizza.

Red Hat non permette di utilizzare il proprio marchio alla comunità, ma finanzia i progetti della comunità secondo il seguente schema:

  • Il progetto Fedora è il “ramo di sviluppo” di Linux, la distribuzione nella quale vengono introdotte le innovazioni.
  • Il progetto CentOS è il “ramo stabile” di Linux, una distribuzione che la comunità può utilizzare liberamente per i propri server in produzione.
  • Red Hat Enterprise Linux è tecnicamente la stessa distribuzione Linux di CentOS, ma venduta insieme ai servizi di consulenza e assistenza di Red Hat.

Sebbene quindi CentOS e Red Hat Linux siano lo stesso software, Red Hat tiene stretto per se l’utilizzo del marchio Red Hat in modo che se l’esperienza d’uso degli utenti CentOS non fosse soddisfacente, ad esempio perchè i sistemisti esterni a Red Hat che utilizzano CentOS non hanno le skills appropriate, i “danni d’immagine” dell’uso non corretto di CentOS non si ripercuotono su Red Hat.

 

Red Hat nel 2018 contava 12.000 dipendenti ed un reddito operativo aziendale di 288 milioni di dollari.

 

Nel comunicato stampa in cui si annuncia l’acquisizione da parte di IBM di Red Hat, si specifica che IBM pagherà le azioni Red Hat 190$ per azione in contanti, per un valore totale di 34 miliardi di dollari.

 

Si tratta di una cifra rilevante per la stessa IBM, basti pensare che la capitalizzazione di mercato di IBM è di 103 miliardi di dollari, solo tre volte tanto i 34 miliardi di dollari che è stata valutata Red Hat, e che IBM pagherà in contanti 190 $ per ogni azione di Red Hat contro un valore di mercato al momento dell’acquisto di 116 dollari per azione.

 

Se si guarda l’andamento del prezzo delle azioni di Red Hat negli ultimi cinque anni, si vede che il loro valore non aveva mai superato i 163 dollari.

 

E’ evidente quindi che IBM ha calcolato un “premium price” per l’acquisto di Red Hat che non valuta solamente il “valore dell’azienda Red Hat”, ma mette nel conto i benefici dell’integrazione tra i servizi Red Hat e quelli di IBM, che appartengono alla stessa industria informatica.

 

Per fare un paragone calcistico, è come dire che Dybala nella Juventus ha un valore più alto perchè gioca al fianco di Cristiano Ronaldo, rende di più rispetto al Dybala che giocava da solo in attacco nel Palermo Calcio.

 

Nelle Q&A pubblicate da IBM in occasione dell’acquisizione di Red Hat, viene specificato che IBM crede che lo “spostamento dei clienti IBM verso i servizi cloud” sia avvenuto solo per il 20% del proprio potenziale, e che rimane un 80% di applicazioni aziendali da spostare sul cloud.

 

Secondo IBM, le aziende sono timorose nell’utilizzo dei servizi cloud perchè al momento il mercato dei servizi cloud è dominato da soluzioni “proprietarie” e ci sono problemi di sicurezza nello spostare applicazioni aziendali da un servizio cloud all’altro.

 

IBM crede molto nello sviluppo del cloud ibrido, ovvero una infrastruttura nella quale parte delle applicazioni aziendali sono ospitate internamente alle aziende, e parte sono ospitate da provider terzi esterni all’azienda.

 

Un esempio pratico di cloud ibrido possono essere alcuni siti di e-commerce che in casi di picco di domanda come le festività natalizie, usano i server di provider esterni all’azienda per mantenere online il proprio portale.

 

In conclusione, gli effetti dell’integrazione tra Red Hat ed IBM sono al momento difficilmente prevedibili.

 

La promessa di realizzare ambienti cloud nei quali i clienti possano spostare liberamente le proprie applicazioni è difficilmente credibile, perchè ogni azienda legittimamente prova a legare a se i propri clienti.

 

Il cloud computing ibrido è un modello difficilmente adottabile in Italia, dove il 95,1% delle imprese ha meno di 10 dipendenti ed è praticamente obbligata a rivolgersi al “Cloud Pubblico”, ovvero a noleggiare da provider i server di cui necessita l’azienda.

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